Noir/3 - Purple Rain

Terzo noir, questa volta la sua "colonna sonora" è Purple Rain di Prince. Buona lettura!

Purple Rain
by Matteo Lietti

La pioggia continua a cadere insistente, fragorosa; nel loro precipitare, le gocce vanno a stagliarsi sui colori freddi di un cielo che pare preso pari pari da un quadro. All’interno del rifugio, una sagoma  imbacuccata in un maglione a quadri è lì, silente; lo sguardo oltre la piccola finestrella, a catturare il triste paesaggio. Nella piccola costruzione la temperatura è quasi gradevole, il legno è un ottimo deterrente per quelle folate di gelido alito con cui il vento ha gentilmente deciso di spazzare la zona; sospira, Maglione a Quadri. Perché Lei lo sta venendo a prendere, lo sa. Non riesce a comprendere nemmeno bene il proprio stato d’animo, non sa cosa provare; avrebbe qualcosa da finire, progetti da realizzare, ma, nello stesso tempo, perché rimandare? Deve accadere, prima o poi… Ha sempre detto così, ma quando il momento si avvicina, hai ben poco a cui appigliarti, e ti perdi nei ricordi.
Scuote lentamente il capo, quasi a cacciarli via. Lo sguardo abbandona il vetro e scivola nella stanza, soffermandosi infine sulla sedia vuota dove il suo amico si era seduto per tanto tempo: rimane a fissarla, quasi inebetito. Vuota, da quanto, ormai? Chissà… E chissà se anche lui, nel suo intimo, aveva fatto gli stessi pensieri, prima che Lei venisse e lo trascinasse con sé; dalle sopracciglia incurvate verso il basso, dalle smorfie del viso, Maglione a Quadri ha appurato che, probabilmente, l’amico non era poi così contento. E non riesce a dargli del tutto torto.
Il pensiero corre rapido al loro compagno; lo sguardo si abbassa, mesto. Gli pare quasi di vederne la sagoma adagiata sul terreno: sembrava dormisse, quando lo avevano abbandonato sul ciglio della strada. Loro malgrado.
Umettandosi le labbra, raggiunge il tavolino che governa il centro del rifugio; lascia scivolare le mani intorpidite sulla superficie del legno. Non riesce nemmeno a sentirne le ruvide venature: i polpastrelli paiono addormentati. La destra disegna ora il profilo della radio; l’apparecchio riposa, e forse è meglio che continui a farlo, perché nella mente di Maglioni a Quadri vivacchia da ore una canzone. Purple Rain di Prince; l’aveva ascoltata tempo fa, non gli era piaciuta nemmeno troppo; ma, in questo momento, sembra la perfetta descrizione del paesaggio che sopravvive oltre quel vetro. E non vuole abbandonarne il ritmo.
Torna senza proclami al vetro, il suo passo si mescola con il ticchettio perenne della pioggia; Lei sta venendo, non tarderà molto. Lo sente dentro.
Maglione a Quadri avvicina una sedia a sé, e vi si abbandona; inspira profondamente, poi espira lento, quasi assaporandone ogni istante. Eccola. Arriva.
Forse, è meglio così...

“Roberto!”
“Arrivo, mamma!”. Il quindicenne guadagna in fretta le scale del rifugio sull’albero e si trova a terra in men che non si dica, riparandosi poi rapido sotto l’ombrello del genitore. Quindi, i due si avviano alla monovolume di famiglia.
“Tutto a posto? Ricky è già andato via?”
“Sì, sì, è venuta sua mamma un po’ di tempo fa. Stavamo finendo di costruire un modellino, poi volevo finirlo io ma sei arrivata tu!”
“Lo finirete un’altra volta. Dai, salta in macchina!”
Le portiere si richiudono, con un tonfo sordo che pare isolare il mondo esterno. Mentre l’auto guadagna la strada di casa, il ragazzino prende a fischiettare, sereno, Purple Rain.
“Ehi, e quello cos’è?” chiede la madre, allungando il collo verso destra.
“E’ uno spaventapasseri! Lo abbiamo usato come bersaglio per la fionda, ma poi ha cominciato a piovere e abbiamo dovuto smettere…”
 “Mmmh, non mi piace che facciate questi giochi…”
“Lo so…”
“Dai, a casa ti aspetta una bella cioccolata calda!”
“Wow, grazie mamma!”.
Sì, decisamente meglio così.

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